Il nuovo progetto

 

Sudafrica - Manenberg
Champions Playground

Champions Playground è un progetto importante che Champions for Children sta realizzando in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con la Fondazione Nelson Mandela e con la University of the Western Cape. Il primo Champions Playground sorgerà a Manenberg, sobborgo di Cape Town, in Sudafrica, e sarà inaugurato in occasione dei Mondiali di Calcio del 2010

Il progetto Champions Playground propone un modello educativo che offra ai bambini che vivono in aree di forte vulnerabilità l’opportunità di sviluppare le proprie abilità attraverso l’esercizio dello sport e della creatività. Il Champions Playground sarà composto da una struttura sportiva multifunzionale, coperta e scoperta, dove i ragazzi, coadiuvati dagli insegnanti, dagli educatori e dai vari trainer potranno sviluppare le proprie potenzialità. Lo sport può rappresentare uno strumento di grande efficacia come stimolo alla scoperta di sé e all’interazione cooperativa con gli altri, come mezzo per la crescita personale e, in linea più generale, come veicolo all’affermazione della dignità di ogni persona.

La metodologia del Champions Playground potrà essere utilizzata, nel rispetto delle specifiche esigenze locali, e con il contributo delle rispettive istituzioni, nei diversi paesi del mondo. Di fondamentale importanza assume la formazione degli operatori che garantirà la sostenibilità e la replicabilità del progetto.

La strabiliante vittoria del Sudafrica ai mondiali di rugby che si sono svolti recentemente in Francia e l’euforia per quelli di calcio in programma nel 2010, primi in assoluto nella storia del continente africano, hanno portato questo Paese alla ribalta delle cronache sportive. In previsione dei Mondiali di Calcio 2010 il governo sudafricano ha investito circa 1,45 miliardi di euro per infrastrutture (strade, stadi, alberghi ecc). Tuttavia, in Sudafrica sono ancora aperte non poche questioni: prime fra tutte quella del crescente divario tra i ricchi e i poveri.

Le condizioni di povertà, disagio ed emarginazione in cui si ritrovano i cosiddetti “street boys” rappresentano importanti fattori di rischio nel loro processo di crescita. Inoltre, l’assenza di stimoli o prospettive li rende maggiormente vulnerabili ed esposti al disagio sociale e alla criminalità. Intervenire su questa realtà giovanile che vive situazioni di difficoltà in un’ottica di resilienza, significa pensare a occasioni che permettano loro lo sviluppo di quelle risorse personali e sociali che spesso non sono mai state sollecitate e che permetteranno loro migliori forme di integrazione.

Le potenzialità dello sport nell’ambito dello sviluppo, infatti, non si esprimono solo in un incremento delle competenze motorie, ma interessano altresì i processi di sviluppo individuale e sociale. Lo sport rappresenta una “scuola di vita”. Grazie all’attività sportiva si può trovare una via di dialogo accessibile a tutti per misurarsi nel rispetto delle regole, imparando ad affrontare le sconfitte e a relazionarsi con gli altri.